Anita Giovannini

Recensione del Secondo Passo su www.gufetto.it

IN PUNTA DI PIEDI SUL FILO DELL’IRONIA@Fringe Festival: riflessioni sull’Attore

Nonostante le minacce di un ennesimo temporale, è andato in scena nell’ambito del Roma Fringe Festival  2014 a Villa Mercede “In punta di piedi sul filo dell’ironia“, di Anita Giovannini, secondo atto di un trilogia, ispirato al dialogo mancato di Tabucchi “Il signor Pirandello è desiderato al telefono” in replica il 20 giugno 2014

Sul palco la stessa autrice, Anita Giovannini, a dialogare animatamente con Federico Bettini sulla figura dell’attore, non tanto sul suo ruolo all’interno della società, quanto piuttosto su quello che dell’attore è il personale sentire, su quanto lo accomuna a chi attore non è, sulla fatica e le difficoltà che a volte non possono non condurre al “chi me lo ha fatto fare”, o piuttosto nel caso dei due al “chi te l’ha fatto fare”.

Mentre sullo sfondo vengono proiettate immagini e filmati di artisti che sono stati d’ispirazione, i due protagonisti si dividono il palco, rappresentando e volutamente esasperando due modalità opposte del fare teatro: intimista e di estrema riverenza ai classici e al passato quella di lui, innovativa e tutta volta a far emergere un corto circuito emozionale quella di lei. Si va allora da Frescobaldi a Lou Reed ognuno seguendo le proprie corde alla ricerca della “presenza di un’assenza”.
La dimensione meta-teatrale consente di mettere in scena una disanima degli stereotipi attribuiti alla persona dell’attore, che poi non sono altro che le caratteristiche umane universali: la vanità, l’instabilità, l’essere abitati da “una moltitudine di gente”. I riferimenti letterari e musicali sono dei più vari, dall’ovvio Pessoa al Piero Ciampi con la sua carrellata di “tutte le carte in regola” per essere un artista.
Mentre durante la rappresentazione il maggiordomo Jean Jacques entra a celebrare una sorta di rito eucaristico che coinvolge attori e pubblico, l’ironia etichetta per voce di Anita e Federico le manie tipiche del teatro. Il respiro, ad esempio, con una divertentissima dimostrazione pratica della quale gli spettatori sono parte. O ancora la ricerca di una originalità estrema della rappresentazione, che induce talvolta ad etichettarla nei modi più impensati. “Come lo vuoi?” “Estroflesso”.

Seppur su tacchi altissimi e pesanti, Anita Giovannini riesce a camminare sul filo dell’ironia leggera, creando uno spettacolo canzonatorio, ma penetrante, commovente a tratti, ma sempre molto divertente, perché, dichiara infine, il segreto è nel non temere la banalità dell’esser felici.

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