Anita Giovannini

Nuova Recensione del “Secondo Passo” di Alessandro Paesano www.teatro.it

Speciale RFF 2014:  In punta di piedi sul filo dell ironia  tra vita e scena.

Ispirato a Il signor Pirandello è desiderato al telefono prima piéce teatrale di Antonio Tabucchi (1988) Anita Giovannini ne mette in scena una rivisitazione personale dove i temi dello scrittore pisano, scomparso nel 2012, sono declinati con una riflessione divertita e divertente sul ruolo dell’agire teatrale, su quelle figure dell’attrice e dell’attore portate in scena da Giovannini assieme a Federico Bettini.

E’ lui che interpreta Fernando Pessoa, che, nel testo di Tabucchi, si presneta dicendo sono Pessoa o così mi hanno detto di essere (…) oppure se più vi piace, sono Pessoa che finge di essere un attore che stasera interpreta Fernando Pessoa.

Il tema del doppio, sdoppiato sul palco da attore e attrice che si spartiscono il testo originale, è declinato senza lesinare temi (la perdita del proprio io) e patemi (l’agone interpretativo tra colleghi), timori (il narcisismo folle e psicotico) e luoghi comuni (il sentire di pancia di chi recita, la respirazione e annessi esercizi) compilando un regesto intelligente e colto sull’interpretare qualcun altro, e altra, da sé, portato in scena con un amore sincero e sentito, irriverente quanto basta per non prendersi troppo sul serio eppure fare sul serio.

Giovannini e Bettini, bravissima e bravissimo, sono una coppia affiatata sulla scena e anche nei video proiettati (in uno dei quale interpretano un ironico ménage della coppia amicale, di amanti e di scena) incarnando un amore universale declinato secondo gli orientamenti sessuali: l’amore che, nel Pessoa di Tabucchi, prende le forme di una ragazza, prende qui quelle, altrettanto pudiche e tenere, di un ragazzo (e Giovannini commenta sardonica e io che ti credevo etero, che guardi non ci sarebbe niente di male sai?) mentre video di celebrità varie della musica (da Freddy Mercury alla divina Callas) compongono una partitura musicale mai banale anzi divertitamente colta, come quando Anita eFernando contrappongono Lou Reed a Girolamo (Frescobaldi).

In punta di piedi sul filo dell’ironia si presenta  anche come racconto elegiaco sulla solitudine umana e, nella fattispecie, sulla solitudine di quella razza particolare che sono gli attori e le attrici, condannati e condannate a sentire di più una solitudine esistenziale che ci riguarda tutti e tutte, uomini e donne.

Uno spettacolo con qualche lungaggine e almeno tre finali, che risentono probabilmente del lavoro di riduzione dell’originale, troppo lungo per i tempi del Fringe, e che ha nel regstro interpretativo, tra lo svagato e il malinconico, il punto di forza e, al contempo, di debolezza.

Manca infatti all’esecuzione, almeno in alcuni momenti, come nell’incipit che vede entrambi opporre una danza poco convinta alla performance videocanora di Mercury, l’energia necessaria e l’incisività d’esecuzione del caso; ci chiediamo se sia una voluta scelta registica (di Giovannini) o sia il risultato di una settimana estenuante,  a causa delle condizioni meteorologiche che hanno fatto saltare una replica (rendendo ancora più precario un lavoro che ha nell’instabilità la propria ragione d’essere), fiaccando spirito e determinazione.

Lo scriviamo con tutto il rispetto, e l’affetto, per uno spettacolo che non si dimentica e che, proprio per questo, si vorrebbeperfetto.
Il pubblico, che Giovannini coinvolge nello spettacolo, a differenza di Tabucchi che ne mette in scena uno finto, sa essere bastardo ed esigente, i “critici” pure.

E anche questo fa parte del teatro.

 

 

Roma Fringe Festival 2014 – In punta di piedi sul filo dell’ironia

Inserita il 21 – 06 – 14
Alessandro Paesano

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