Anita Giovannini

La Meraviglia

Un cambiamento immenso, sottile ma continuo sta avvenendo in me. So cosa voglio. So soprattutto cosa non voglio (fattore non trascurabile). Sapere cosa non si vuole è un ottimo punto di partenza. Si evita di perdere tempo. Il tempo è prezioso, scivola via come un pesciolino quando cerchi di prenderlo tra le mani per cullarlo. Non ho molto tempo (da perdere). Sento i morsi dell’ansia fare capolino e allora capisco che è il momento di respirare profondamente. Amo quello che faccio, in modo folle, disperato, forse pazzo. Talvolta è come se questo amore mi bruciasse dentro fin quasi a consumarmi ma è proprio lì, quando si tocca il limite, che capisci che è “salvezza”. Quando sei stanco e credi di non avere più energia ma si accende la scintilla… è proprio lì che capisci che sei salvo: da te stesso e dal mondo ma soprattutto da te stesso. Sei salvo dalla rabbia, dal dolore, dal rancore; sei salvo dal senso di vuoto che divora la vita. Perché il vuoto c’è, è lì che ti cammina a fianco in ogni istante e, se osi guardarlo, ti strizza l’occhio. Ma tu lo sai, lo sai, ed è questo che ti salva: la non paura del vuoto. Il vuoto c’è e ha la sua ragion d’essere: è lì per essere riempito. A ciascuno il suo (modo di colmarlo). Io il mio lo conosco: si chiama Teatro. Si chiama Meraviglia: non smetto di stupirmi, meravigliarmi, lasciare che le cose mi stupe-facciano (producano stupore). La stupefazione è un’ottima occupazione per colmare il vuoto che ci appartiene in quanto esseri umani. Teatro e Meraviglia: due splendidi compagni di vita che si affiancano, si intrecciano, si amano. Io amo il teatro e amo la vita; credo che le due cose siano in me compenetrate. Non potrei amare così tanto la vita se non ci fosse il teatro. E viceversa (come potrei amare il teatro se non fossi viva?). Ma è la Meraviglia l’ingrediente segreto che cosparge di polvere magica il mio tutto, la mia esistenza. Sono estremamente fortunata. E grata. Sono estremamente fortunata perchè grata. Conosco il senso di gratitudine e ogni giorno rendo grazie a me stessa e al mondo. Come posso, come riesco, senza deliri di  onnipotenza. Semplicemente sono. Umana, estremamente umana. Estremamente fragile, estremamente imperfetta, estremamente finita. Ma sono.

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