Anita Giovannini

Vi presento Bebè!

Vi presento Bebè: un’adorabile combinaguai!

Ha 5 anni, è una femmina ma non tutti se ne accorgono: ha i capelli corti (non le treccine bionde) e un piglio grintoso (che non si addice ad una bambina). Bebè ama arrampicarsi: adora gli alberi (studia quelli “papabili”, con i rami “arrampicabili”) e quelle costruzioni fantasiose che si trovano nei giardinetti, quelle costruzioni fatte di funi e legno, scivoli e appigli. Lei si aggancia, dovunque, in qualsiasi momento, appena trova la “preda”: i tubi grigi sugli autobus (quelli che i Grandi usano per non cadere) Bebè li usa per fare le trazioni; i marciapiedi sottili sono per lei delle funi su cui camminare in equilibrio e poi ci sono loro… I pavimenti con le forme geometriche… Ah, lì Bebè impazzisce! Gioca al gioco: “Chi tocca le righe muore!” e si adombra se non vuoi giocare con lei. Bebè è molto vivace, al limite dello sfinimento. E’ dura starle dietro: una ne pensa e mille ne fa! Ma è adorabile: adorabilmente vitale. E’ pure pericolosa eh, sia chiaro, molto pericolosa: non conosce la parola “pericolo” e vuole sperimentare, conoscere, scoprire… vuole assaggiare il mondo con tutti e cinque i sensi!

A due anni strusciava il ciuccio in ogni dove: tappeti, muri, pavimenti… Il risultato di quella curiosità orale fu un ricovero in ospedale con afte in tutta la bocca. Circa un anno dopo, d’estate, rischiò l’incriminazione per omicidio dopo aver lanciato un portacenere di cristallo dal settimo piano del terrazzo della casa al mare. Fortunatamente nessuno passava di lì in quel momento e Bebè se la cavò con un risarcimento del danno procurato al negozio di vestiti che stava proprio lì sotto (vetrina frantumata in mille pezzi). Ma questo gioco di buttare oggetti fuori dalla finestra le piaceva proprio… L’inverno successivo continuò ad impratichirsi gettando dalla finestra di casa degli zii Anita e Rudi Dodo Rodolfo diversi tipi di cibo (in particolare biscotti Abbracci del Mulino Bianco e pezzi di mela): lo scopo del gioco era centrare il buco di una finestra semi aperta della casa di fronte. Fu un inverno freddo ma molto divertente (soprattutto per i dirimpettai).

L’estate successiva Bebè scopre il corpo maschile: incuriosita da un bel biondino seduto tutto nudo sul passeggino, gli si avvicina e prova a tirare quello strano codino che porta in mezzo alle gambe. Lui scoppia in lacrime e Bebè viene allontanata, con suo grande disappunto visto che ha appena scoperto un nuovo, interessante trastullo. Poi è la volta della Banda: i Goonies. Ispirata dall’omonimo film, Bebè fonda la sua Banda personale: lei è Data, l’inventrice. In quel periodo il garage dello zio Dodo si riempie di oggetti, materiali, strumenti, qualunque cosa possa essere d’ispirazione a Data-Bebè.

E così, tra mille esperimenti, passarono gli anni: Bebè crebbe e divenne una donna. Senza alcun dubbio… era proprio una donna! Non succedeva più che la scambiassero per un uomo, non aveva più l’aspetto mascolino. Dell’antico sembiante solo i capelli: rigorosamente corti.

Ora sono una donna. Nessuno ha più dubbi a riguardo (a parte un bambino al parco che vedendomi fare la verticale urlò: “Un maschio con le tette!”).

Sono Anita. E sono Bebè.

Io e quella bambina che sono stata camminiamo insieme. La riscopro ogni giorno: le dò voce, la proteggo, l’ascolto. L’abbraccio.

Ma soprattutto io e Bebè ci facciamo un sacco di risate. Non conosciamo la noia. Scopriamo il mondo insieme, mano nella mano.

Sono madre (di me stessa) e sono figlia.

E non mi sento mai (più) sola.

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