Anita Giovannini

New York

New York

Revolving doors.

The traffic lights counting down.

Enormous roads.

The buildings that suffer from “Gigantism”.

The sensation of feeling very, very small.

Some need to feel big in small places.

I prefer to feel small in big places : to be a phenomenon among little people, preferring to be the last among giants.

I have an insatiable thirst for learning.

The immensity of it all.

I’m crazy about this place: its smells, stench, moods, streets, buildings, big lights, neon signs, the local bars, shops, the corners of the sky and puffs of clouds that pop up suddenly when you least expect it … The sky seen from here is another story: it’s low, almost falling down on you.

The longing and when it comes … it’s an epiphany!

The pointed skyscrapers.

Sometimes they look like huge garfish.

Other times, when intertwined with the clouds, they look like enormous injections, ready to pierce the soft flesh of the clouds.

The clouds … ah! The clouds! Cotton candy … all for eating!

The river banks of the Hudson. The sunset on the Hudson.

The flying trapeze on the banks, at sunset on the Hudson.

The Hudson.

The size of the island.  An island with the world inside it.

A world of colors, big lights, theaters, neon signs.

A world of visual-auditory stimuli.  A world of olfactory stimuli.

A world of street carts with their malodorous fumes.

A myriad of multicolored micro worlds that touch, intersect, watch, ignore, hold hands, challenge, insult, kiss each other.

In a macro world called New York.

New York: the place where everything is possible.

Even meeting Rod Stewart walking on a quiet, sunny Saturday afternoon.

Even finding the courage to speak to him.

Even discovering that on your doorstep in New Jersey Eminem will perform.

You, who took your first flight alone not even a year ago. At 34, you who suffers claustrophobia.

You, who were so convinced to be full of fear but you find yourself in New York alone; so perhaps you weren’t so scared after all.

You who climbed the steps to leap into the void hanging onto your dreams…

You, who do more right when you don’t think too much.

Well, good. Buy the ticket and jump! Go! Fly!

New York : anything is possible. Just like in my own life.

Now I feel everything is possible.

Even realizing my greatest dreams and the impossible.

Then I look at myself : my reflection on the window pane… a smile emerges and slowly, the sound of my laughter fills the empty room.

I am myself. Just me, in my own company with my Mac.

And I’m happy. To be here. To be like this.

I’m happy in New York, crazy happy.

I’m happy here, now, in a room in a small city.

Without too many big lights and neon signs.

A little grayer.  A little less of everything.

But I’m happy.

(English Version)

New York

Le porte girevoli.

I semafori con il conto alla rovescia.

Le strade enormi.

I palazzi che soffrono di “Gigantismo”.

La sensazione di sentirmi piccola piccola.

Alcuni hanno bisogno di sentirsi grandi nel piccolo. Io preferisco sentirmi piccola nel grande: al sentirmi un fenomeno tra i bassi preferisco l’esser l’ultima tra i giganti. Ho un’ insaziabile sete di imparare.

L’immensità del tutto.

Sono pazza di questo posto: i suoi odori, fetori, umori, le sue strade i suoi palazzi, le sue luci le sue insegne, bar locali negozi, angoli di cielo e pezzi di nuvole che spuntano improvvisi quando meno te lo aspetti… Il cielo visto da qui è un’altra storia: è basso, quasi ti cade addosso. Lo agogni e quando arriva… è un’Epifania!

I grattacieli a punta.

Talvolta paiono delle immense aguglie. Altre volte, quando si intrecciano con le nuvole, sembrano enormi punture, pronte a forare la morbida carne delle nuvole.

Le nuvole… ah! Le nuvole! Zucchero filato… tutte da mangiare!

Le rive dell’Hudson. I tramonti sull’Hudson. Il trapezio volante sulle rive e sui tramonti dell’Hudson.

L’Hudson, mi pare di capire.

La dimensione dell’isola. Un’isola con il Mondo al suo interno. Un Mondo di colori, luci, teatri, insegne. Un Mondo di stimoli visivo-uditivi. Un mondo di stimoli olfattivi. Un Mondo di baracchine ambulanti portatrici di fumane maleodoranti. Una miriade di Micromondi multicolori che si sfiorano, s’intrecciano, si guardano, si ignorano, si tengono la mano, si sfidano, s’insultano, si baciano.

In un Macromondo chiamato New York.

New York: il posto dove tutto è possibile.

Pure incontrare Rod Stewart che cammina in un tranquillo, assolato sabato pomeriggio. Pure trovare il coraggio di parlargli. Pure scoprire che a due passi, in New Jersey, si esibirà Eminem. E tu che hai preso il tuo primo volo in solitario neanche un anno fa, a trentaquattro anni, tu che soffri di claustrofobia, tu, si, proprio tu che sei convinta di essere piena di paure ma che ti trovi a New York da sola- dunque forse proprio così paurosa non sei- tu che hai salito quei gradini per lanciarti nel vuoto appesa ai tuoi sogni… tu che quando non pensi troppo fai le cose più giuste! Ecco, brava, compra quel biglietto e buttati! Vai! Vola!

New York: ogni cosa è possibile. Proprio come nella mia vita. Sento che ora tutto è possibile. Persino realizzare i sogni più grandi e impossibili.

Poi mi guardo:  il mio riflesso sul vetro della finestra… un sorriso affiora e piano piano una risata sonora riempie la stanza vuota. Sono io, in compagnia di me stessa e del mio Mac. E sono felice. Di esserci. E di essere così. Sono felice a New York, felice come una pazza. Sono felice qui, ora, in una stanza di una piccola città. Senza troppe luci né insegne luminose. Un po’ più grigia. Un po’ meno tutto.

Ma sono felice.

(Original Italian Version)

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