Diario di bordo

La vita è una gita in mare

tra piatte distese di azzurro

scroscianti onde di spuma.

Bianca

Bianco è l’orizzonte

la morte che ci viene incontro

Bianca la schiuma

tutti i morti che abbiamo visto morire

sotto i nostri occhi impotenti

a mani nude e legate

tutte queste piccole orme

in questo mare infinito.

Una gita in mare

il mistero del mare

il fascino del profondo fondale

il pericolo del navigare.

Quante onde sopra il mio corpo fiaccato e stanco.

Tutte quelle piccole e Bianche anime su letti asettici e sconosciuti

in questo mare uno non sa nemmeno dove poggerà il capo morente

tutta questa piccola vita che è un soffio tra le fragili dita

tutta questa morte che ad ogni angolo siede.

Tutto è morte

La vita è ovunque

Quanta miseria in questo straziante ospedale.

La vita è un lazzaretto

un intreccio di fili invisibili

una strada di mendicanti sorridenti

senza braccia o gambe

senza occhi.

Una lunga strada di mentecatti poveri e pieni di vita.

Pugnali

si conficcano nella mia pancia ad ogni angolo

un ghetto di creature

miserabili e sprovvedute

un asilo di adulti bambini

canuti e grigi.

E dove corrono tutti?

I fortunati.

Si, i fortunati, coloro che hanno tanto da sfoggiare, braccia e gambe e vista e corpo e lavoro e soldi e carriera e prestigio e macchine e barche e vestiti e case, quelli che sanno far trasalire d’invidia al lor passaggio.

Dove corrono, smanianti?

Son forse fortunati coloro che rifuggono la sofferenza, coprendosi di oro ed indossando la veste da vincitori?

Cosa credono di raggiungere?

Dove pensano che li porterà tutto questo affannarsi a rincorrere potere, ricchezza, onore?

Nulla

di più lontano dalla libertà.

Corrono, corrono, strepitano, smaniano

bambini impazziti

Pinocchi nel paese dei balocchi

bambini mai cresciuti

smaniano, smaniano per girare di qua e di là

visitano paesi e città

Sperperano minuti ore giorni mesi anni a cercare fuori di sé

a guardare ovunque ogni angolo di strada di vita di mondo

basta non guardarsi dentro

basta guardare fuori al di là molto lontano.

Lamenti: rimbombano nelle mie orecchie.

vagiti urlanti da bocche stanche

stanche di questa vita

stanche di questo mondo.

Quel puzzo di bianco

cibo merda piscia

quel puzzo invade narici stremate

non andrà mai via

niente cancellerà quel disperato odore di bianco

è qui dentro

nell’intestino del cuore

alla bocca dello stomaco.

Nessuno si cura di lei

tutti pretendono chiedono esigono

lei si fa a brandelli l’anima

Si mangia il cuore.

No

stasera non dormirò

stasera non scriverò.

Penserò, si, penserò a qualcosa o forse a niente.

Cercherò un motivo ancora per sognare

uno per vivere

uno per amare.

Penserò al mistero del bisogno di star qui

e

respirare

e

soffrire

cazzo soffrire.

Penserò al coraggio di vivere

alla paura di farla finita

E se poi fosse peggio di qua?

Penso a troppi motivi per vivere.

Penso al sushi ed al curry e a mia madre che non c’è e magari è là

penso a Pedro e ad Almo e all’acqua fresca dopo una corsa

penso al Maestro e Margherita e a Capote e a Libertango

penso a mia madre ed è un buon motivo per vivere

penso a come sarebbe se lei fosse ancora qui

se le sue braccia potessero ancora stringermi

penso a quel senso di sicurezza che se n’è andato per sempre

penso alla solitudine che mi circonda

sono nuda

un senso di ebbrezza

che mi ubriaca

e come ogni oblio

porta con sé quel senso di onnipotenza

fuggevolezza

quel senso di soffusa tristezza.

Penso a cosa sarebbe se lei fosse ancora qui.

Penso che potrei raccontarmi che c’è una pozione che fa sparire il dolore

penso che vorrei rubarla e berla tutta d’un fiato

poi correre correre a perdifiato lontano lontano.

Penso che oggi è una brutta giornata

Ma in fondo è già domani.

Penso a quel senso di sicurezza che se n’è andato per sempre

Sono nuda

Un senso di ebbrezza per questo senso di solitudine

Che mi ubriaca

E come ogni ebbrezza

Porta con sé quel senso di onnipotenza

Fuggevolezza

Quel senso di soffusa tristezza

La pioggia inzuppa il suo corpo

Piove in questo giorno d’addio

14 gennaio

sogno mi aveva rivelato

la sua casa inzuppata di morte

dove sei ora

il corpo sul letto

la bocca spalancata

nessun movimento

un silenzio irreale

è dannata realtà

è vita

un pezzo di mia anima si è staccato per sempre

un pezzo di me se n’è andato per sempre

dove sarai in questo giorno di pioggia

in cui tutto si spegne in ricordi confusi

parole sfuocate

giornate di sole

uscite di scuola

estati marine

tutto confuso irreale

come un sogno lontano al risveglio del mattino

quanta vita abbiamo vissuto

quanta vita sulle tue scarne dita

è tutto rimasto là

su quel letto irreale

in quella stanza

in cui ti ho vista morire.

 

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